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Le Confraternite

Le Confraternite

 Molto è stato già scritto sulle Confraternite; la loro origine, la storia ed il peso che esse hanno avuto nel corso dei secoli sono state oggetto di ricerche approfondite ed autorevoli studi. Un breve profilo di queste pie associazioni va comunque tracciato per definirne, almeno per grandi linee, l'importanza che ebbero nel mondo cristiano a partire dai primi secoli di questo millennio. 

Le confraternite, dal latino Confratemitas-atis, sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l'aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. Sono costituite canonicamente in una chiesa con formale decreto dell'Autorità ecclesiastica che sola le può modificare o sopprimere ed hanno uno statuto, un titolo, un nome ed una foggia particolare di abiti. I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita secolare; essi non hanno quindi l'obbligo di prestare i voti, né di fare vita in comune, né di fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita. 

La denominazione di queste associazioni fu varia nei secoli e diversa in Italia da regione a regione. I termini più frequenti furono confraternitas, fraternitas, fraterie, confratrie, agape, caritas, consortia, fratele, fraglia, sodalitium, sodalitas, gilda, gildonia, schola. I sinonimi tuttora usati sono compagnia, talvolta congregazione o congrega, oltre a confi-aternita ed arciconfraternita. 

Vi è infine il termine estaurita o staurita, in uso a Napoli e nelle sue province nei secoli scorsi, molto ricorrente nei documenti storici della nostra Confraternita. In proposito conviene citare il parere espresso in merito da Monsignor Filippo Anastasio, Arcivescovo di Sorrento dal 1699 al 1724, nell'Apologia a lui attribuita, nella quale diede la sua versione dei fatti conseguenti alla vertenza che ebbe con i governatori laici della Chiesa di Sant'Agnello, di cui si dirà nel Capitolo XVII. 

"Or'io non mi metterei di leggieri à determinare onde discenda questa voce Estaurita, se dal Greco tema stauros, perché in sì fatti luoghi fusse l'immagine della Croce, ò del Crocifisso sculta, ò dipinta, ò pure dalla barbara voce Staurum, che appresso l'eruditissimo Monsieur Du-Fresne significa un ammassamento di vittovaglie per dispensarle a'poveri, ò pur venga dalla voce latina Instauro, ò Restauro: i primi due sensi par, che riceva, e insieme congiunga un moderno scrittore dell'antichità Napoletane; il qual vuole, che l'Estauríte in Napoli cominciassero da limosine, che raccoglievano certi pii Laici Napoletani, dicendo nel render ragguaglio della Chiesa di S.&efano, ò Stefania, allogata nella strada detta de'Mandesi". 

La nota di Monsignor Anastasio prosegue con la citazione del parere espresso in merito dal canonico Don Carlo Celano in una sua opera intitolata "Notizie del Bello, dell'antico, e del corioso della Città di Napolí, to.], giorn.2, pag 27". 

Ed ecco quella nota: "Questa Chiesa era Estaurita del detto Seggio, e per dar qualche notizia, di dove questo titolo derivasse, è da sapersi, che ogni Piazza di Nobili, che anticamente erano al numero ventinove, aveva presso di sé una Chiesa per andare i Nobili a udire Messa, ed invocare il Divino aiuto, prima d'entrare ne' publici negozi. E queste Chiese si chiamavano Estaurite, prendendo il nome della voce greca Stauros, che nella nostra lingua risuona Croce, e questo aggiunto l'ebbe così: nel giorno della Domenica delle Palme usciva tutti i Parrochi con li loro Parrocchiani processionalmente, portando una Croce tutta cinta di palme, e doppo d'aver girato per la loro giurisdizione, piantavano la detta Croce avanti la Chiesa del Seggio, ò del Portico, e quiví correva il popolo, e secondo la sua possibilità ognuno vi lasciava l'elemosine; queste si raccoglievano da qualche Nobile della Piazza a ciò deputato, e chiamavasi Estauritario, perché riceveva l'elemosine già dette presso la Croce nominata, ed altri Deputati poi uniti à questi, si spendevano l'elemosine provenienti dai pii Napoletani in sovvenire i poverelli infermi dell'ottima, in collocare le donzelle povere, e al mantenimento della vicina Chiesa: la quale fino a'nostri tempi, hà ritenuto il nome d'Estaurita, e s'impiegano le rendite, che s’hanno nelle stesse opere di pietà". 

Con il termine "estaurita" venne definita sin dall'origine sia la nostra Confraternita, in quanto istituzione laicale, sia la Sede in cui era sorta, la Chiesa parrocchiale di Sant'Agnello, pure di fondazione popolare antica e sconosciuta, verificandosi in tal modo la singolare condizione di una estaurita fondata in un'altra estaurita che causò qualche confusione agli inizi di questo secolo tra le due amministrazioni; ma di questo si tratterà più diffusamente nel capitolo XV.

L'origine delle confraternite è molto incerta e non mancano ipotesi di collegamento con istituzioni già esistenti in epoca pre-cristiana, i collegia romani o le fraterie greche e della Magna Grecia, per quanto più da vicino ci riguarda.

Le confraternite 'furono antiche nella Chiesa, onde se ne trova menzione nel quindicesimo canone del concilio di Nantes celebrato nell'anno 895, e se ne fa parola nella vita di San Marziale scritta da uno dei suoi discepoli", si precisò in un libretto per gli iscritti alla nostra Confraternita stampato nell'anno 1857.

Recenti studi comproverebbero l'esistenza di confraternite in Europa forse già nel quarto secolo, sicuramente in Francia nell'ottavo ed in Italia nel secolo successivo.

Notizie certe confermano, comunque, la presenza di associazioni laiche agli albori di questo millennio, sia nelle città che nei villaggi italiani, operanti in missioni umanitarie negli ospedali e tra i poveri colpiti da malattie. Una confraternita di questo tipo è documentata a Viterbo agli inizi del secolo undicesimo ed a Orvieto alla fine dello stesso secolo.

I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici ed in buona sostanza simili a quelli che determinarono la fondazione dei monti di pietà. L'assoluta mancanza nel corso del Medio Evo di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie specialmente per la parte più disagiata delle collettività, in gran parte perdurata fino a tempi abbastanza recenti, ed al tempo stesso il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente.

Tra le diverse aggregazioni di laici sorte in quell'incerto periodo storico, a parte quelle eminentemente religiose ispirate al movimento dei mendicanti del Terzo Ordine francescano, vi furono le corporazioni delle arti e mestieri, di ispirazione più segnatamente laica, le fratellanze e le confraternite, anch'esse orientate inizialmente come organizzazioni di categoria, le quali si occuparono in particolare del benessere materiale degli appartenenti e contemporaneamente della loro salvezza spirituale. Fu così possibile attuare l'assistenza mutua tra i congregati nella spiritualità e nelle necessità materiali, assistersi nei casi di difficoltà economiche, nelle infermità, nella difesa dai soprusi della legge, dalle prevaricazioni e dalle persecuzioni.

Le confraternite si assunsero inoltre numerosi altri compiti sociali quali l'assistenza ai poveri, agli orfani, agli ammalati, agli incurabili, ai carcerati, ai condannati a morte, alle giovani a rischio, si prodigarono per il recupero delle persone deviate e delle prostitute pentite, si impegnarono nel riscatto dei cristiani caduti schiavi dei saraceni. Di grande valore umanitario fu poi l'assistenza agli ammalati contagiosi e la pietosa opera di sepoltura dei morti abbandonati, degli assassinati, dei poveri, delle vittime nelle epidemie, degli stranieri, degli sconosciuti, vero grande problema di quegli oscuri e tumultuosi tempi al quale le confraternite diedero sempre adeguate risposte. Per l'adempimento di quelle pietose opere di notevole contenuto cristiano, morale e civile, ma ancora per testimoniare fede, umiltà, carità e penitenza, fu necessario indossare un saio e non mostrarsi pubblicamente, nascondere la propria identità, negare il proprio volto coprendolo con un cappuccio, annullando in tal modo completamente la propria personalità, da cui la tradizione tuttora in uso in molte congregazioni.

La connotazione principale delle confraternite sin dalle origini fu dunque di natura prevalentemente spirituale, da cui i movimenti mistici dei battenti e dei disciplinati i quali aggiungevano alla preghiera ed alla beneficenza la mortificazione fisica flagellandosi sia

nelle riunioni che durante le pubbliche manifestazioni. Questa particolare pratica penitenziale, che oggi può apparire tanto assurda quanto inutile, si diffuse prevalentemente nella prima parte del tredicesimo secolo entrando nelle consuetudini di numerose confraternite i cui membri erano soliti infliggersi pene corporali ad espiazione dei peccati commessi, in ricordo delle mortificazioni patite dal Cristo sofferente legato alla colonna. Indirizzi particolari verso quella penitenza vennero principalmente dai frati Cappuccini per le confraternite di loro ispirazione, come atto di espiazione rientrante nella pratica abituale di quell'Ordine, ed in tono minore dai Gesuiti che però tendevano a far praticare la flagellazione con molta moderazione. Le consorelle in genere ne erano dispensate o si flagellavano solamente in privato. La consuetudine di infliggersi pene corporali ad espiazione dei peccati fu però variabile da regione a regione e nelle diverse epoche. Nel secolo sedicesimo, ad esempio, vi furono molte confraternite di disciplinati nel Nord del nostro Paese mentre nel Sud le fratellanze mostrarono minor tendenza e disposizione verso quella consuetudine pur perdurandovi maggiormente nel tempo la presenza di congregazioni di battenti e disciplinati. Si ricorda, ad esempio, l'Arciconfraternita del SS. Sacramento della nostra Parrocchia, fondata nel quindicesimo secolo, di chiara ispirazione appunto dal movimento dei battenti e disciplinati. I suoi confratelli conservarono sicuramente sino al diciottesimo secolo quella consuetudine ampiamente documentata negli antichi registri dove frequentemente si annotarono acquisti di attrezzi per infliggersi pene corporali, tra cui uno dell'anno 1633 per Voie discipline" con una spesa di dieci carlini e nove grana. La consuetudine fu poi ulteriormente confermata negli Atti di Santa visita di Monsignor Del Pezzo nell'anno 1650.

Nel corso di celebrazioni pubbliche delle confraternite, a partire dall'undicesimo secolo, penitenti di ogni ceto ed età sfilavano in processione per le vie dietro il proprio gonfalone, vestiti di sacco, con una fune per cintura, flagellandosi a sangue con le discipline in memoria della Passione di Cristo. Le processioni si svolgevano anche di notte al lume di torce e di ceri accesi. Nel Giovedì Santo dell'anno 1581 vi fu a Roma una grande processione notturna con ben dodicimila torce accese. Particolare solennità era dunque data alle celebrazioni della Settimana Santa, con la partecipazione alla Lavanda dei piedi ed alle processioni del Giovedì e del Venerdì Santo.

Di particolare interesse fu il movimento cosiddetto dei "Bianchi% affermatosi in Italia a partire dagli inizi del 1400, i cui adepti erano soliti indossare un saio di lino candido con una croce color rosso sul petto ed il cappuccio sul volto. Dal movimento dei "BianchP derivarono gran parte delle confraternite tuttora attive.

Le confraternite ebbero grande sviluppo tra il quattordicesimo ed il diciottesimo secolo, diffondendosi in modo capillare in tutta l'Europa, come testimoniano le loro sedi ancora oggi; molte di esse divennero importanti e potenti economicamente e, pur non impegnandosi direttamente nelle vicende politiche, influirono ed incisero non poco nelle questioni civili per molti secoli, contribuendo allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle comunità in cui si trovarono inserite. Con crescente impegno si prodigarono nell'opera di proselitismo cercando di riservarsi un proprio spazio tra le gerarchie ecclesiali, il clero, gli ordini monastici ed il popolo, fungendo sovente da cinghia di trasmissione tra queste realtà e candidandosi come alternativa e sostegno delle attività di pertinenza delle parrocchie. Per questo e per altri motivi nel corso dei secoli il clero cercò di confinare in posizioni marginali le loro attività di culto e di relegarne l'impegno prevalentemente in funzioni esterne, quali le processioni e le rappresentazioni sacre, per poi enfatizzatizzarne in chiave riduttiva, talvolta, i soli aspetti di religiosità esteriore, ponendo di fatto un pesante retaggio storico i cui effetti gravano ancora su molte fratellanze, particolarmente su quelle non dotate di un proprio oratorio.

Ciononostante molte di esse, finanziariamente forti per lasciti, donazioni e contribuzioni dei confratelli, poterono fondare ospedali, ospizi per poveri e pellegrini, orfanotrofi e conservatori per ragazze a rischio, erigere chiese, oratori e monumenti, organizzare e gestire scuole per diffondere l'istruzione e l'educazione religiosa, gestire luoghi di sepoltura. Contribuirono allo sviluppo delle arti, dotando le loro sedi di sculture, di dipinti, di decorazioni, di ori ed argenti lavorati, di paramenti pregiati, di biblioteche; diedero importanza alla musica ed al canto liturgico che praticarono assiduamente durante le funzioni religiose e nelle sacre rappresentazioni, principalmente in quelle ispirate alla Passione e Morte di Cristo.

Gran parte di questo patrimonio artistico e culturale è giunto sino a noi ed è tuttora custodito, per fortuna, nelle loro chiese ed oratori e nelle secolari tradizioni; nei loro archivi si conservano documenti di notevole importanza attraverso i quali è possibile conoscere le vicende delle confraternite e non solo di esse, per i continui riferimenti agli avvenimenti piccoli e grandi dei tempi che le interessarono 7.

La particolare attenzione al mondo dell'arte, particolarmente nei secoli scorsi, si compendia in due monumentali capolavori: le Sette Opere di Misericordia dipinte dal Caravaggio per la Chiesa del Pio Monte della Misericordia di Napoli e lo Stabat Mater di

Pergolesi composto su commissione dell'Arciconfratemita dei Cavalieri della Vergine Sette Dolori di Napoli

Le Sette Opere di Misericordia, ispirate al Vangelo di San Matteo (25:35-4 raffigurano appunto le sei opere di carità evangeliche in cui si impegnarono confratemite nel prendersi cura degli affamati, degli assetati, dei pellegrini, degli ignu degli ammalati e dei carcerati alle quali nel Medìo Evo sì aggiunse la settima opera, sepoltura dei morti. Dello Stabat Mater di Pergolesi si dirà nel Capitolo XIV.

L'importanza delle confratemite nella Chiesa Cattolica è stata di notevole incisività particolarmodo nei tempi più difficili della sua storia, nel Medioevo e più segnatamer durante il periodo della Riforma protestante ed il loro contributo fu determìnante nel battaglia per contrastare il protestantesimo in Italia, nella lotta alle eresie ed in tutte le alt vicende interne ed esterne alla Chiesa Cattolica.

A seguito della Rivoluzione francese, gran parte delle congregazioni vennero soppresse o costrette dall'evolvere degli eventi a ridurre notevolmente la loro attività, alti sopravvissero rianimandosi o rifondandosi dopo la Restaurazione. Sul finire del secolo scorso, per effetto dell'orientamento laicista degli stati europei ed in particolare de liberalismo capitalistico dell'Italia postunitaria, la loro presenza nel tessuto sociale, e d riflesso anche in quello religioso, subì un lento ma inesorabile affievolimento.

L'instaurarsi in Europa di forme di individualismo interiore verso le quali si orientò 1, cristianità moderna, prevalentemente ispirate a canoni derivanti dalla cultura nordica e da protestantesimo, nonché le tendenze alla laicizzazione ed alla statalizzazione delle associazioni che sin dalla loro costituzione e per secoli erano vissute, pur con notevole autonomia, all'interno e nel cuore della Chiesa cattolica, si concretizzarono in Italia con una legge dello Stato che ne previde la concentrazione in nuovi organismi, in parte riuscita, segnatamente per quelle che avevano fini preminentemente assistenziali. Quel provvedimento legislativo di fatto decretò la fine di molte pie istituzioni e l'indebolimento di altre. In quella circostanza non mancarono gli attacchi anche alla nostra Confraternita, attacchi che gli amministratori dell'epoca riuscirono egregiamente ad annullare.

Il termine "confraternita" in quel particolare momento storico, per mancanza di adeguate conoscenze da parte di molti o per deliberata e pretestuosa contrapposizione, divenne sinonimo di associazione ristretta, quando non retriva, ed espressione di arretratezza talvolta riferita, con qualche punta di malevolo preconcetto, alle particolari condizioni in cui era stato fatto precipitare il Sud dell'Italia dove molte confraternite erano sopravvissute per il diverso modo di intendere, da parte delle sue popolazioni, la fede, l'essenza della vita e le tradizioni.

Vi fu in questo secolo ancora un periodo difficile abbastanza lungo, protrattosi sin oltre il Concilio e la conseguente fase iconoclastica, durante il quale non vi fu neppure la dovuta ed indispensabile attenzione della componente a cui spettava il compito di proteggerle e di ravvivarle, che ne agevolò invece il progressivo abbandono e la fine per inedia di molte di esse. Furono fondati e si affermarono in quel periodo movimenti che parve contenessero elementi nuovi ed interessanti, apparentemente più consoni ai tempi, che si mostrarono presenti nel tessuto religioso ed incisero efficacemente in quello sociale, talvolta con evidenti risvolti e finalità politiche, ma che nel giro di qualche decennio affievolirono progressivamente la loro azione al mutare dei tempi e delle sollecitazioni che ne avevano determinato la nascita.

Le confraternite, al di là dei valori storici, delle tradizioni e dei patrimoni di cultura e di arte che furono loro affidati affinché fossero gelosamente custoditi e tramandati, hanno il dovere di svolgere compiti importanti all'interno della Chiesa e, per suo tramite e mandato, nella società in cui sono chiamate ad operare per antica vocazione, lungo le due strade maestre indicate dal Vangelo: la Fede e la Carità.

La Fede quale testimonianza di amore in Cristo e di impegno, attraverso il perfezionamento spirituale, nella missione evangelica intesa come presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e nella società e più consapevole appartenenza al Popolo di Dio.

La Carità quale espressione di fraternità in Cristo attraverso le opere di misericordia per i suoi poveri, i bisognosi di amore, di conforto e di assistenza, gli afflitti dalla solitudine, dallo smarrimento e dal neopauperismo materiale e spirituale.

In verità le testimonianze non mancano e molte sono le confraternite che si impegnano attivamente e confermano la loro presenza nella Chiesa e nella società con opere di beneficenza e di assistenza. Un'attenzione particolare meritano al riguardo quelle associazioni di laici che vanno sotto il titolo di "Misericordie" le quali, pur ricollegandosi nella loro origine ai motivi ispiratori dell'associazionismo laico-religioso delle Confraternite, hanno subito nel corso dei secoli sostanziali modificazioni per effetto della laicizzazione e della statalizzazione indotte dalle legislazioni degli Stati Europei, compresa l'Italia. La secolarizzazione delle loro attività, molto apprezzabili per l'impegno nel sociale particolarmente nell'assistenza agli infermi ed ai bisognosi, non ha impedito in molti casi la conservazione di quei requisiti di evangelicità e quindi di ecclesialità, caratteristica peculiare per l'appartenenza al Popolo di Dio a cui fanno appunto riferimento le Confraternite. L'Arciconfraternita della Misericordia di Torino, ad esempio, fino al 1848

assisteva i condannati a morte del Regno Sabaudo, oggi assiste i "condannati dalla scienza medica", i malati terminali.

Per concludere, uno sguardo alle attività delle confraternite della nostra Archidiocesi, circa quaranta, e dei loro oltre cinquemila confratelli iscritti, che furono e rimangono per antica tradizione molto intense.

La loro presenza nella Chiesa sorrentina si concretizza principalmente con opere di culto, particolarmente per quelle che dispongono di un proprio oratorio e che possono avvalersi di un'adeguata collaborazione dei Padri Spirituali, e nelle mistiche funzioni religiose della Settimana Santa, antico e peculiare patrimonio di fede e di cultura, con le venti processioni organizzate in tutto il territorio, da Vico Equense a Massa Lubrense, alle quali partecipano complessivamente non meno di ottomila persone.

Meno significativa si dimostra, almeno apparentemente, la loro opera nel contesto sociale per motivi diversi il cui esame porterebbe molto lontano, anche se non mancano esempi concreti di impegno particolarmente da parte di quelle confraternite che dispongono di adeguate potenzialità, sia di uomini che di mezzi, che intervengono frequentemente, ma con cristiana riservatezza, nel compimento di opere di beneficenza e nella promozione e nella incentivazione delle attività culturali.

L'attività delle confraternite sorrentine in quei campi andrebbe comunque incrementata dai loro quadri dirigenti e seguita con sempre maggiore attenzione da parte dei Padri Spirituali e dell'Autorità religiosa, compito non facile per le tante difficoltà oggettive. Invero i primi, timidi passi in quelle direzioni si stanno avviando proprio in questi ultimi tempi con l'istituzione da parte della Curia di un nuovo organismo, la Consulta delle Confraternite della Diocesi, che ha il compito di avviare una nuova fase nella loro conduzione attraverso più ampi e stretti collegamenti tra le loro direzioni in modo da incentivarne le attività e coordinarne i programmi e gl'interventi sia nel religioso che nel sociale. Si vuole dunque ridare fiducia alle fratellanze della Diocesi e riservare loro, finalmente, quell'attenzione e quel posto che spetta per gli antichi me , riti, senza nostalgie del passato ma per le indubbie potenzialità future guardando appunto al passato. Occorre al tempo stesso rafforzare il comune impegno, renderlo costante, dargli significato, liberarlo da alcune residue incrostazioni non perfettamente attinenti all'immagine che va data del mondo confraternale, esplorando tutte le strade ed attuando i sistemi organizzativi più idonei, non esclusa la collaborazione attraverso l'unione delle potenzialità di più sodalizi, per la realizzazione di opere, sia di culto che di assistenza e di volontariato, sostenute e coordinate con programmi comuni ben definiti e finalizzati.

Il terzo millennio è ormai alle porte con tante speranze ma anche con molti interrogativi angosciosi per i troppi problemi pressanti, irrisolti, aggravati da modelli di vita lontani dall'etica cristiana, che privilegiano situazioni di potere oppressivo, concetti capitalistici ferrei e disumani, sfruttamento del lavoro, egoismi regionali, personali e collettivi, volontà e spinte irrazionali di auto affermazione a qualsiasi condizione, quindi arrivismi, sovente prevaricazioni, talvolta sopraffazioni e comportamenti malavitosi. L'unico e solito intento è quello di conseguire profitti sempre e comunque, successi materialistici ed effimeri, soddisfazioni edonistiche, anche a costo di venire a patti con la coscienza e la dignità di uomini, quand'ancora vi siano.

La funzione delle Confraternite resta dunque importante per il lungo cammino percorso sulla via della speranza, per il patrimonio di esperienze acquisite nelle opere di apostolato, per la secolare presenza nella Chiesa e nella società e per la funzione di raccordo svolta tra di esse, bagaglio prezioso non facilmente sostituibile, né tanto meno surrogabile; esse vengono da lontano e sicuramente andranno lontano.



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